Il Riccio..ovvero l’eleganza nascosta

Perché iniziare questo 2010 con la visione di un film dai pochi atteso e dai molti incompreso? Me lo sono chiesta mentre andavo a vederlo e la risposta che mi sono data è che Il Riccio è la mia speranza in questo anno di dire “gli stereotipi non esistono, esistono solo mezze opinioni”.

L’opinione più comune che in questo momento ho è su me stessa, su quello che faccio, dico, penso e su quello che “sono”, ma non in quanto donna, persona o essere in se ma quello che sono per gli altri. La domanda più frequente è: Io sono davvero il mio lavoro?

Questa è la domanda che in questo periodo mi pongo più spesso. Gli altri mi vedono come il mio lavoro, come occupo 9 ore della mia giornata a discapito delle altre 15 (ok per 8 di queste 15 dormo come tutto il resto del mondo)? Il Riccio è stato questo, è stato ricordarmi come io non sono il mio lavoro, ma sono quello che ho dentro, le mie potenzialità.

Renèe, la portinaia del numero 7 di Rue de Grenelle, che appare conforme all’idea stessa della portinaia: grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente. Niente di strano, tranne il fatto che, all’insaputa di tutti, Renée è una coltissima autodidatta che adora l’arte, la filosofia, la musica, la cultura giapponese. Cita Marx, Proust, Kant… e la sua eroina: Anna Karenina. Dal punto di vista intellettuale è in grado di farsi beffe dei suoi ricchi e boriosi padroni. Ma tutti nel palazzo ignorano le sue raffinate conoscenze, che lei si cura di tenere rigorosamente nascoste, dissimulandole con umorismo sornione. Insieme a lei, ma pur sempre distante c’è Paloma, figlia di un ministro. Undicenne geniale, brillante e fin troppo lucida che, stanca di vivere, ha deciso di farla finita (il 16 giugno, giorno del suo compleanno). Fino ad allora continuerà a fingere di essere una ragazzina mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come tutte le altre.

Stereotipi di un mondo che ci ghettizza e ci fa apparire alle volte per quello che non siamo e che non vogliamo essere in realtà.

Mi è capitato più volte in questi giorni di guardarmi intorno e vedere le persone per il loro lavoro, per quello che fanno e producono. Mi sono sentita ottusa come uno di quei condomini del numero 7 di Rue de Grenelle. Siamo davvero tutti così? Vogliamo davvero essere altro da noi?

In alcuni momenti della giornata ci penso e dico, voglio tornare ad essere quello che produco, ma poi mi basta un attimo e penso: davvero?

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5 thoughts on “Il Riccio..ovvero l’eleganza nascosta

  1. Penso…chi voglio essere? O meglio, come voglio sentirmi? Come persona schiava o come persona libera? Vivo continuamente questa dualità, ogni giorno. E me ne accorgo quando mi chiedono “cosa stai facendo di bello,ora?” ed io rispondo sempre “sto facendo questo lavoro…”. E’ sempre la mia prima risposta, capite? Credo che ci siano tante altre cose “di bello” che forse faccio durante le mie giornate, oltre che “questo lavoro…”, qualcosa di bello e di libero. Eppure la mia prima risposta è sempre quella…perchè? Devo andare a vedere il film…

  2. Hai ragione Danila, la penso esattamente come te.
    La prima csa che mi viiene da dire appena mi dicome come va?io bene lavoro per…ma ci rendiamo conto?ma non può essere la prima cosa che una persona possa pensare questa. Va bene che il lalvoro è importante per vivere, ma questo non ci può identificare in questo modo così assurdo e stretto. Io non sono daccordo con questa cosa e da oggi in poi mi voglio ripromettere di stare attenta a come rispondo alle domande. La mia vita è fatta di altro, di passioni di amici, di desideri sogni e sfoghi….non di lavoro.
    Quello che ho capito è che il lavoro mi serve a realizzare certe cose e non a realizzarmi in toto.

    Questi film è stato questo…un’altra porticina che si è aperta su un mondo ancora troppo ghettizzato…..

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