Il Concerto

“Pronto si ciao stasera andiamo al cinema a vedere Il concerto…No non a sentire un concerto, a vedere Il concerto… No non è uno scherzo…pronto pronto…vabbè non le interessava credo ci andremo noi”.

Oh posti comodi, peccato per la fame, ma vabbè si mangerà dopo aspettare non costa nulla….oddio che fame. Shhh!!! Ho capito si sto zitta, ma neanche la pubblicità c’è e già bisogna stare zitti. Che precisione. Ora lo faccio anche io SHHHHH!!! Ok nessuno mi ha sentita, meglio così mi sembro matta.

Ecco ecco ora inizia….ah no è la pubblicità! Ecco ora si che inizia.

Rullo di tamburi…anzi no assolo di violino e….

Andreï Filipov è il più grande direttore d’orchestra dell’Unione Sovietica e dirige la celebre Orchestra del Bolshoi,. Per lui suonano i più grandi musicisti della storia e il pubblico è ammaliato dal suo movimento perfetto della bacchetta… Tutto questo però accadeva 30 anni prima, prima del muro, prima del crollo del Partito Comunista, prima dell’incubo. Prima di venir licenziato e diffamato davanti a tutti per non aver voluto abbandonare i suoi amici e musicisti ebrei. Lui lavora ancora al Bolshoi, ma come uomo delle pulizie ora. Una sera Andreï intecetta un fax destinato all’orchestra del Bolshoi e medita la sua vendetta/rivalsa. Sarà lui con la sua orchestra (composta dai suoi vecchi musicisti e amici di un tempo) a esibirsi a Parigi al Théâtre du Châtelet. Che viaggio rocambolesco e che storia…questa si che ha dei forti ed emozionanti colpi di scena.

Alla fine del film dico solo una cosa. Talmente tanta era l’emozione e la forza del concerto nel film che non solo il Théâtre du Châtelet di Parigi applaudiva, ma anche la sala cinematografica dove eravamo seduti, mai vista una cosa del genere. E io lo ammetto ho versato anche qualche lacrima di emozione alla fine.

Che film, che trama, che attori. Non so come definire la bravura di tutti quanti e la sinergia recitativa che c’era tra di loro. Oltre ai protagonisti del film c’era un attore, un vecchietto ebreo che mi ha fatto impazzire per tutto il film. Lo stereotipo del commerciante ebreo, ma soprattutto la caricatura russa di Woody Allen (chissà se lui questo film l’avrà già visto o voglia vederlo).

Vediamo come posso esprimere in poche parole l’emozione che un film corale come questo mi abbia ispirato. Ecco si ci sono. Rispolvererò un vecchio cd di mio padre di Cajkovskij e assaporerò ogni nota e ogni battuto di archetto come ho visto fare nel film. Immaginerò le mani che volevano sui tasti di un pianoforte come fossero trasportati dal vento e poi mi siederò e immaginerò i volti del passato che hanno suonato interpretato e sofferto per quelle note.

Un film che dovrebbe e potrebbe essere candidato agli Oscar, meglio di molto film in concorso forse, certo non mi reputo un critico eccezionale, ma un amante del cinema si.

Che altro poter dire di un film che mi ha fatto canticchiare per tutta sera in macchina un motivetto improvvisato e scanzonato che non c’entrava nulla con il resto, ma che mi faceva divertire.

Vedetelo a tutti i costi anche senza aver mangiato perché aspettare ne varrà la pena e uscirete sazi e sobri di vita…fidatevi!

Se qualcuno non l’avesse capito il regista Radu Mihăileanu è lo stesso di Vai e Vivrai e di Train de Vie…capolavori anche quelli.

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