L’uomo che verrà di Giorgio Diritti

Mio padre è nato a Largo degli Osci quartiere San Lorenzo di Roma.

Mia nonna è nata nel quartiere di San Lorenzo di Roma.

Mia zia è nata nel quartiere San Lorenzo di Roma.

Mia sorella ora vive nella stessa casa di mio padre e di mia zia. La stessa casa in cui mia nonna ci raccontava la sua Guerra del ’40.

Sono cresciuta circondata dai racconti di bombe, di gente che correva negli scantinati dei palazzi adibiti a bunker, il traffico della borsa nera, racconti della presa di Fassi (oggi lo chiamerebbero sciacallaggio), della strage di via Rasella. Ricordi che di solito ai bambini non si narrano volentieri, ma che a mia nonna piaceva  raccontarci perché parte della sua vita, una parte importante direi.

Ricordare per non far rivivere, questo di solito si dice in queste occasioni anche se non mi pare che il detto sia molto efficace guardando tutto ciò che succede nel mondo.

Ricordare….noi ricordiamo attraverso gli occhi di qualcuno che c’era, qualcuno che è vivo, che ha visto però gente morire o sopravvivere come lui/lei. Eppure c’è gente che non vuole ricordare o non vuole vedere, che è sicuramente peggio.

Mentre mia nonna viveva la sua guerra, altri vivevano la propria, più crudele, più sanguinaria, più desolante.

Il 12 agosto 1944 il comune di Sant’Anna di Stazzema fu circondato da tre reparti di SS, accompagnati da fascisti collaborazionisti che fecero da guide. Mentre gli uomini si rifugiarono nei boschi per non essere deportati, donne vecchi e bambini restarono nelle loro case. Alla fine di quella giornata le SS massacrarono 560 civili, accusati di essere collaborazionisti delle squadre partigiane delle zone circostanti. Furono uccisi con i mitra, con le bombe a mano, rastrellati nelle loro stesse case, nelle stalle, per le vie. Sembrava che le uccisioni per un po’ fossero cessate, si fosse placata la vena sanguinaria di questi stranieri padroni nel nostro territorio. Invece no.

Fra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944 i massacri ripresero in maniera forse più dura e cruenta.

La mattina del 29 settembre, quattro reparti delle truppe naziste, accerchiarono e rastrellarono un’area compresa tra le valli del Setta e del Reno. Nella frazione di Casaglia di Monte Sole, la popolazione si rifugiò nella chiesa di Santa Maria Assunta, raccogliendosi in preghiera. Irruppero i tedeschi, uccidendo con una raffica di mitragliatrice il sacerdote, don Ubaldo Marchioni, e tre anziani. Le altre persone, raccolte nel cimitero, furono mitragliate: 195 vittime.

Questi sono i fatti, e i fatti sono duri da digerire vero? sono la nostra eredità e il nostro fardello, o meglio il fardello di chi vorrebbe che ce ne dimenticassimo.

Giorgio Diritti ci ha messo con le spalle al muro con il suo capolavoro di una bellezza stravolgente. Un dramma tutto italiano, visto attraverso gli occhi della piccola Martina, la giovane Greta Zuccheri Montanari protagonista del film. Martina ha solo 8 anni quando la sua vita cambiò forma e prospettiva.

Ho scoperto dopo questo film che molti non conoscevano la strage di Marzabotto nei dettagli. Alcuni neanche per sentito dire. Grave non è vero? Si è grave se non gravissimo, perché sarebbe come ammettere di non conoscere la storia del nostro paese.

E qui vorrei rivolgere una domanda ad un uomo che pochi giorni fa si è presentatao sul palco del festival di musica italiana e chiedere: tu che tanto affermi di amare il nostro/mio/tuo paese (scusa se lo sento più mio che tuo dato che sei arrivato solo pochi anni fa, e per tutta la tua vita hai vissuto negli agi più sfrenati nella tua villa svizzera) hai mai sentito parlare di Marzabotto e dell’estate del ’44? L’estate dei massacri, delle morti e delle sparizioni (anche grazie al tuo coraggioso nonnino che aveva lasciato l’Italia agli italiani, ai civili inermi italiani).

Scusate il risentimento, ma io sono così.

Giorgio Diritti mi ha fatto pensare e mi ha fatto anche ricordare un altro film di pochi anni fa, Miracolo a Sant’Anna diretto da Spike Lee che non ha riscosso gli onori sperati da lui, ma subì solo una raffica di critiche. Un regista americano, che romanza una storia vera del nostro paese. Non c’è cosa peggiore, se non fosse poi che i fatti andarono in maniera molto diversa da come lui li ha descritti nel suo film.

Giorgio Diritti si che ha fatto commuovere e pensare.

VOTO: 10 questo film lo merita davvero.

REGIA: 10

CAST: 10


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