L’amante inglese

Un genere romantico, una storia d’amore dei giorni nostri o solo una routine che viene trasportata sul grande schermo? Queste sono le domande uscite fuori alla fine del film L’amante inglese.

Di per se un bel film, ma forse come ce ne sono molti altri e forse come molti film del suo genere dice poco di quello che porta davvero l’animo umano a spingersi oltre ogni eccesso per far luce sul proprio istinto.

La trama è quella classica di questo genere di film: Suzanne è una giovane inglese trapiantata da anni nel sud della Francia. La sua vita si svolge con serenità e negli agi di una classica famiglia borghese. Marito medico, figli adolescenti. Profondamente annoiata dalla routine quotidiana cerca rifugio in un operaio spagnolo, che con i suoi modi rudi e le sue attenzioni sessuali le farà riscoprire un piacere ormai perduto. Decide di rinunciare a tutto per seguire il suo cuore, ma gli agi di un tempo hanno ormai segnato l’animo di questa donna che si trova ad affrontare ogni sorta di degrado.

La trama non dice nulla di più di mille film già visti: moglie annoiata lascia marito per seguire l’amante.

C’è un però in tutta questa faccenda e se il marito questa volta non fosse disposto a rinunciare a lei? Ma soprattutto la cosa che mi ha colpito di più (forse perché donna, o forse perché il tema oggi giorno è sempre di forte attualità) è: come può una donna vissuta nell’ombra del marito una vita intera affacciarsi di nuovo a testa alta al mondo del lavoro? Una donna può davvero ridursi ad essere solo moglie? Ok sto portando la discussione in altri lidi e altre sponde come si dice di solito…meglio tornare al film e ai sui interpreti.

Ovviamente regna su tutti la bravura indiscussa di Kristin Scott Thomas attrice eccellente film dal primo film in cui la vidi recitare al fianco di Hugh Grant ne Quattro matrimoni e un funerale (Frase storica rimarrà per tutti: un brindisi a Faccia di kiulo!).

Voto del pubblico: 7 ottimo film anche se sconsigliato a tutti coloro che non amano lo stile francese.

ps: questa volta ho deciso di mettere la locandina originale perchè siamo famosi in italia per i “tradurre in titoli osceni” mentre PARTIR è un termine così romantico….

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