L’Industriale

Grigio quasi color nebbia, è il colore con cui ci si immagina Torino. Una città tetra e industriale quasi isolata in un contesto lontano. Torino in realtà è una città dalle mille sfaccettature e dai ricordi di un passato da Capitale dello Stato Italiano anzi del regno. Torino è la location adatta per un film come L’Industriale. Una città grigia ed un film altrettanto scuro e difficile. La sopravvivenza di un uomo, Pierfrancesco Favino, che lotta contro l’accanimento delle banche e degli investimenti a lungo e breve termini. Mai film fu più attuale non credete? Dopo mesi che si parla solo di deficit, debiti, banche, spread, PIL e altro ancora L’Industriale ci fa conoscer l’anima tetra di un uomo che non vuole sottostare alle rigide regole del potere, che non permette al lavoro di interporsi nel suo matrimonio, un amore morboso e quasi al limite del paranoico. Favino è un uomo per bene che non vuole aver problemi, ma che cade nella morsa dei debiti e della congestione aziendale. Favino è un marito impeccabile porta fiori alla moglie per solo piacere, che le tiene la mano a cena e la fa sentire desiderata. Favino è un uomo e come tutti gli uomini non può che sbagliare e lo fa nel peggiore dei modi cadendo nel baratro della gelosia, della morbosità e quindi del male. Una fotografia impeccabile, uno sguardo su una Torino assediata dalla precarietà e dalla paura della perdita costante del proprio posto di lavoro. Una Torino che affronta il debito e la paura, ma dietro una grande città c’è sempre un grande uomo.

Favino ormai sfreccia verso la Palma d’Oro e l’Oscar a mio giudizio, si è fatto sempre più presente nelle pellicole nostrane, e in quelle straniere, e in ogni film trovo un’interpretazione sempre più toccante. Favino è come il vino, invecchiando migliora.

Non posso dire lo stesso della sua collega sul set Carolina Crescentini che appare a tratti confusa e come messa lì per caso. La sua interpretazione della giovane moglie dell’industriale non mi convince, non ha il ritmo acceso degli sguardi di Favino. Voto negativo per lei. Ok si, ho pensato anche Boris alla mitica frase “Cagna maledetta”, ma giuro non mi sono fatta convincere solo da quello…mmmmmm…mmmmmm…o quasi!

Comunque un film che merita e che ci fa sperare sempre di più che il cinema impegnato può ancora esistere in questo nostro paese….vabbè forse ora sono stata troppo seria diciamo che è un bel film dai! No no anzi lo voglio dire…davvero un bel film e che cavolo quando ce vo ce vo.

ps:ho scoperto solo guardando il trailer che il grigiore della pellicola non era dovuto al cinema e al loro schermo, ma un effetto voluto….GENI!

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