E ora dove andiamo?

Traffico traffico, uffly non arriverò mai in tempo …su su dai con questi parcheggi! Oddio adesso quanto ci metterà a scendere? 1,2,5,15,20 minuti…Daiiiii scendi non me lo posso perdere su su dai. Ma chi ha detto che andare al cinema è rilassante? Alzi la mano chi l’ha detto…grrr. Ah finalmente eccola è scesa, dai corri entra dobbiamo andare….tutta una corsa, uffly continuo a ripetere ma chi è stato quel genio che ha detto che il cinema rilassa?…. Ok ci siamo sedute ora è tutto ok, abbiamo rubato i posti a qualche ritardatario, ma vabbè sono arrivati in ritardo mica è colpa nostra. Zitti zitti inizia il film, ok dai l’ultima ridata prima che inizi..ok due risate…vabbè mo basta però no? Ah scusate ero io a ridere non me ne ero resa conto. Vabbè ora sto zitta giuro….credo di avere troppa adrenalina nel corpo questi giorni“. Inizia il film….

Ambientazione Medioriente, il nome del paese non verrà mai detto, ma si capisce sia il Libano perché la regista Nadine Labaki è libanese. Chi sono i protagonisti? Una piccola comunità di un villaggio di montagna divisa tra cristiani e musulmani che convivono pacificamente fino a quanto uno scherzo del destino non getterà il paese nel caos. Ma le vere protagoniste sono le donne, quelle donne abituate a piangere la perdita dei loro uomini, che siano mariti, frateli, figli non fa differenza. Sono loro che reggono le sorti del mondo, queste donne che cercano di unire ciò che gli stessi uomini hanno diviso.

Per riuscire nel loro intento non tralasciano nulla, neanche far piangere sangue a una statua della Madonna o far arrivare in paese delle ballerine da avanspettacolo dell’Europa dell’Est affinché i maschi siano attratti da loro più che dal ricorso alle armi.

Queste donne ci fanno ridere, ci fanno piangere e ci fanno persino cantare in strani versi arabi, queste donne dallo sguardo ammaliante, fal kajal marcato sotto i loro occhi, dai loro capelli al profumo d’argan. Sono donne forti che tengono unite le tradizioni del loro villaggio, tradizioni che scalfiggono gli animi e le anime.

Sono le donne di Nadine Labaki la bellissima regista/attrice che già anni fa mi fece piangere e ridere con il suo primo lungometraggio Caramel (ricordate le strampalate donne del salone di bellezza di Beirut?).

Mai come oggi un tema è tanto attuale, la differenza tra i popoli e soprattutto tra i fratelli di sangue che vivono nello stesso paese, ma sotto altre professioni religiose. Ne esce fuori un quadro reale, una visione a tratti “esagerata” dell’essere cristiano o musulmano. Si arriva persino al finto miracolo, e poi alle lacrime per quel miracolo che non si è avverato. Si arriva a chiedere “E ora dove andiamo?” quando di fronte alle scelte importanti non si vede più una differenza netta.

Nadine Labaki mi fa amare il mondo arabo come nessun altro, mi fa vedere come quei colori arancioni, i tratti intensi dei volti e soprattutto la gestualità delle persone siano così vicini a noi…a noi che siamo forse “I Sud del mondo!”.

Mi piace sentirmi un Sud del mondo. Almeno mi fa pensare di essere parte di qualcosa di concreto.

Se vi capita di vedere in un cinema la locandina di “E ora dove andiamo?” prendete un biglietto e sedetevi a vedere il film, vi giuro che saranno due ore della vostra vita spese davvero bene.

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