Zahara’s Paradise

Se ti fermi una sera e vuoi rilassarti sbagli di grosso. Almeno con me non succede mai! Ieri volevo una serata solo mia, nel mio mondo, tra le mie cose, sul mio divano con un buon libro e ho preso dalla libreria un fumetto, anzi scusate non voglio dire scempiaggini, un graphic novel comprato qualche settimana fa. Ci tengo a precisarlo perchè non solo era meraviglioso, ma cavolo dopo ho passato un’ora in rete a cercare informazioni su tutti i personaggi e gli autori. Perchè finisce sempre che una serata tranquilla si conclude alle 2 di notte sfogliando pagine e pagine in rete?

Il paradiso di Zahra (Zahara’s Paradise) è ambientato in Iran nell’estate del 2009 quando Mahmud Ahmadinejad viene riconfermato Presidente nonostante le numerose denunce nazionali e internazionali di brogli elettorali. Le manifestazioni popolari non tardano ad arrivare e le insurrezioni di massa si concludono con le forti repressioni da parte dello Stato. In questa situazione politica di dittatura e persecuzione si svolge la storia, o meglio la ricerca, di Mehdi, un giovane studente di 19 anni misteriosamente scomparso dopo la manifestazione del 15 giugno 2009 (manifestazione in cui morì la giovane Neda Salehi Agha-Soltan, uccisa da uno sparo durante la manifestazione e diventata purtroppo il simbolo delle proteste contro il regime).

La storia viene narrata in un breve lasso temporale di poche settimane, e la ricerca di Mehdi da parte della famiglia lascia il lettore con il fiato sospeso tra rabbia, odio, e caparbietà di credere e sperare fino all’ultimo in un lieto fine. Ma si sa che quando si parla della realtà, c’è poco da essere lieti.

Rimani appesa alle sue pagine per oltre due ore e non vuoi staccarti da loro, fino all’ultima striscia di inchiostro che avvolge le tue mani. Hai voglia di credere che la realtà sia altra da sé,da te e dai protagonisti del libro. Vuoi sperare che la realtà sia una cosa meravigliosa, quasi come se fosse uno di quei film che amiamo guardare nelle sere di inverno accovacciati sui nostri divani. Oggi ho trovato una frase che racchiude in sé questo concetto, almeno per me ovviamente: “La fotografia non mostra la realtà, mostra l’idea che se ne ha“. La fotografia è per me la massima forma d’arte che possa esistere ed è il solo modo che ho di far vedere la MIA realtà.

I graphic novel sono a questo punto quello che definisco la rappresentazione artistica di un evento scattato attraverso la china.

Amir e Khalil, i due autori del libro hanno voluto restare anonimi per ovvie ragioni di ripercussioni politiche.

Voglio però sottolineare l’ascesa incontrastata del nuovo panorama letterario nel mondo arabo.

La voglia di raccontare è la sola cosa che accomuna tutti. Un’immagine, un suono, una voce o una pagina. Sono i simboli della libertà di espressione che teniamo stretti nelle nostre mani. Ma possiamo dirlo davvero tutti?

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