Si alza il vento e bisogna tentare di vivere

Si alza il ventoChiude non chiude…chiude non chiude. Ha tamburellato in rete per giorni questa estate la notizia che lo Studio Ghibli avrebbe chiuso i battenti per mancanza di idee (davvero???). La notizia è stata poi più volte smentita insieme alle prime immagini e al trailer del nuovo film di animazione “Si alza il vento”.
Un film che lascia il segno sia perchè ultimo (in tutti i sensi???) lungometraggio diretto da Hayao Miyazaki, sia perché per la prima volta porta sul grande schermo una storia vera di uno dei grandi geni giapponesi. Continua a leggere

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Un PortFolio Fotografico di Carlotta Politano (me medesima!)

PortFolio di Carlotta Politano

La fotografia è l’arte di vedere la realtà con obiettività.
Ci sono forme, colori e odori che si possono rappresentare attraverso un mondo ideale.
Quando sento il click della mia Canon mi sento vivere!
Vivo in un mondo fatto di voli pindarici, di sogni, di amici e di ideali
Vivo le emozioni senza freni, amo comunicare attraverso tutte le sue forme.
Urlo, rido e creo anche nello stesso istante, perchè la pazzia per me è uno status ideale!
Mi soffermo spesso a parlare con un pubblico immaginario..ma non sono pazza sono solo me stessa!
Chi pensa che la normalità sia uno status di routine, non sa che la pazzia è uno status di libertà.
Scrivo e creo nel mio spazio privato in soli 70mqdipazzia, dò sfogo a quello che una persona normale alle volte ha paura di dire.
Scrivo per ridere da sola e per far conoscere a volte un mondo ideale..almeno per me!
Ah a proposito mi chiamo Carlotta Politano e nella vita creo dalla mattina alla sera.

Quando Roma si imbianca Glen Close regna!

Quando cade la neve su Roma può succedere qualunque cosa. Può succedere che gli animi si innervosiscano, può succedere che squilli il telefono e compare un amico da lontano, può succedere che il tuo naso venga messo a contatto con la finestra di casa in cerca dei fiocchi di neve. Può succedere che un sabato qualunque ci si svegli e si trovi la neve sotto casa. La neve a Roma fa anche questo. Come ho sempre detto in questi giorni la neve ha reso noi romani dei bambini e i bambini sono abituati a guardare il mondo con il naso all’insù. La neve rende tutti più fragili, ci rende vittime di piccoli dubbi e piccole nevrosi e allora le donne che fanno in queste situazioni? Non ci ragionate troppo perché la risposta è semplice..le donne si chiamano, si cercano, si convincono e poi si dicono: “Ok alle 20 davanti al cinema”. Si le donne quando c’è la neve vanno al cinema e cosa vanno a vedere: Albert Nobbs. Un film commuovente e a tratti assurdo. Specie quando nella scena più romantica e struggente del film la tua amica si gira verso di te e dice “Caprera” e tu non puoi resistere e dici “Madonna la monnezza che ho fatto!”. Piccola parentesi senza senso, ma anche questo rende magico un sabato sera romano innevato.

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Pensieri opere e strampalerie di una matta visionaria

Davanti una buona fragrante e profumata birra belga si possono scoprire davvero cose interessanti, anzi direi che si scoprono cose assurde, ma al tempo stesso divertenti. Alcune sera fa ero in compagnia di un’amica e chiacchieravamo del più e del meno, io del più lei del meno, ma vabbè questa è un’altra storia, e siamo arrivate a parlare dell’età, del fatto che intorno a noi i nostri amici ormai si stessero sposando e oplà eccolo lì il fatidico discorso. Il matrimonio discorso onnipresente nella vita di tutte noi donne, e non solo dal punto di vista organizzativo, ma anche da quello delle scelte, dei cambiamenti e delle perplessità. Ad un certo punto esce fuori una cosa davvero interessante. “Ma sai che anche Tizio si sposa?” “Vabbè, ma ormai si sposano tutti….ma dove si sposa?” “Guarda non è interessante il dove ma chi li sposa”. Sguardo perplesso della mia amica, sguardo divertito il mio come a dire “Si, si può fare!”. E alora scatta la domanda più divertente della mia vita, “Ehi amica vuoi sposarmi? No, ma che hai capito non in quel senso, ma vorresti officiare alle mie nozze?” Ed è questa la grande sorpresa.

Ora non vi sto a raccontare tutto l’articolo perchè lo trovere su un altro bellissimo blog, ma vorrei solo puntare l’attenzione su una cosa…siamo circondati da cose belle a questo mondo e gli amici sono tra questi e mi sono immaginata la mia cerimonia in stile “siamo tutti amici e perciò felici…” e ho subito pensato che il giorno che mi sposerò sarà una mia amica a dire la famosa frase “Vuoi tu Carlotta prendere per sposo….”. Ok per lo sposo ora vedremo ma intanto un passo in avanti io l’ho fatto. Voi non credete?

Pensieri opere e strampalerie di una matta visionaria, così mi definirei anche perchè non sapete su quante cose mi sono soffermata questa settimana…ma anche questa è un’altra storia, ma avrò mododi racconarvela in un altro momento. Meglio non annoiarvi troppo!

One Day…la mia seconda chance!

Alle volte vedere un film può far tornare alla mente ricordi del passato che credevamo ormai assopiti.

Io sono sempre stata convinta che dentro di noi ci sono delle emozioni che si ribellano al nostro essere quotidiano. Mille personalità che lottano per uscire e farsi valere in un mondo che forse alla volte è troppo forte e troppo complicato per la vulnerabilità di molti.

Io credo che alcuni film possono ispirare in noi più del dovuto, più di quello che veramente in quelle immagini il fruitore comune davvero cercasse. Fruitore, che parola priva di emozione non trovate? eppure noi tutti lo siamo, siamo fruitori della nostra vita e di quello che ci accade intorno come se fossimo spesso spettatori passivi di un’esperienze personale.

Senza divagare ancora oltre mi vorrei concentrare sul film in questione One Day. un film tanto atteso perchè seguiva le pagine avvincenti e drammatiche di un libro meraviglioso (qui apro una piccola parentesi a sfavore della casa editrice che ha deciso di sostituire la copertina originale del libro con la locandina del film…vi prego ridateci la vecchia edizione, quella che mi ha fatto venire voglia di afferrare quel libro tra i mille ammucchiati tra gli scaffali della Feltrinelli…RIDATECELA).

One Day, è un giorno, è un anno, è la vita di due comunissime persone che si amano, si sfuggono, si rincorrono e si desiderano. E’ la storia di ognuno di noi e sta davvero qui la bellezza delle sue immagini. Non è un film alla ricerca della felicità, non è la consapevolezza che nella vita solo i “Vissero felici e contenti“, saranno davvero felici. No, è la generosità di dire ai suoi fruitori..guardate che il mondo è brutto, ma si può trovare la felicità se davvero la si cerca e la si ama.

Sentimenti ormai superati in un mondo alle volte privo di fantasia e di emozioni vere.

Corriamo alla ricerca dell’adrenalina, della voglia di fare cose, ma senza il gusto di assaporarle. Corriamo corriamo come se qualcuno ci puntasse una pistola e ci dicesse “corri,non ti voltare mai, e non badare se per la strada ti perdi un pezzo o peggio ancora una persona.Non badare se per arrivare lontano, lontano rispetto a cosa poi non so, calpesti tutto quello che hai intorno. Non ci badare“. Quante volte nella viota abbiamo perso dei pezzi e delle persone? tante forse troppe e spesso le rivogliamo perchè realizziamo solo dopo tanti aspetti, solo dopo aver sbagliato ovvio. RITORNATE!

Dite che esagero solo per aver visto un film? Forse si, ma io sono così io sono uno scorpione, una che assapora la vita e ci sta male. Una che crede ancora alle favole perchè le favole fanno bene.

Le favole ci fanno rimanere “con i piedi fortemente poggiati per terra“(spero che Ennio Flaiano non me ne voglia se cito e sdradico un pò di sè).

Le favole sono la sola cosa che ci insegna ad amare, quell’amore puro che molti non conoscono più.

Mi è capitato spesso di osservare le coppie che girano come fossero fantasmi tra le vie della mia città. Sono fantasmi perchè non si guardano, non si sfiorano, non si cercano alle volte nemmeno con lo sguardo. Sono concentrati su se stessi, sono appesi come funamboli in una vita che forse non vorrebbero. Li osservo perchè cerco me stessa, i miei errori e i miei limiti. Esistono i rimpianti, ma esiste anche una seconda chance per tutti noi. La mia seconda chance (e qui cito la mia migliore amica)ci viene data per salvarci e per darci la speranza di dire: si chiude una porta si apre una finestra (e qui cito mia sorella che con i detti non va molto daccordo).

Non guardiamoci indietro troppo spesso perchè il passato ci mette un attimo a farci paura, e anche il futuro ce ne mette e anche tanta perchè è un balzo nel vuoto che nessuno ha il coraggio di compiere.

Guardiamo e godiamoci il presente, ma senza fretta e senza paure. L’unica paura che dobbiamo affrontare seriamente è quelle di poter cliccare su noi stessi “Mi piaci!” (e qui cito anche quel social network che ha cambiato la vita di molti, ma non sempre in meglio direi).

Pensate che io abbia divagato troppo. Io direi proprio di noi a mio modo e a mio giudizio vi ho presentato la mia mente e i miei pensieri durante la visione del film.

FarmVille, la droga del potere d’acquisto

farmville

Vi ricordate quando da piccoli (almeno quando ero piccola io) c’erano su Rete4 quelle telenovelas in cui si facevano vedere le famose fazendas sudamericane, dove mandriano a torso nudo cavalcavano per km e km, giorno dopo giorno, coltivavano, piantavano, ma soprattutto amoreggiavano co le belle di casa? ( ovviamente erano sempre figlie o del tiranno spocchioso oppure ereditiere dalla vitina sottile).

Vabbè insomma quelle belle fattorie di un tempo dove le signore andava in giro con i cappellini e gli ombrellini bevendo thè tutto il giorno e non facendo nulla.

Il sistema un po’ di Via col vento ovviamente in cui la mitica Rossella O’Hara (alias Vivien Leigh) lottava a denti stretti per mantenere in vita Tara (frase storica: Nessuno mi porterà via Tara – tutto con una carota in mano vorrei sottolineare).

Oggi giorno anche il mondo del web si avvicina alle fazendas e cerca di far divertire il pubblico con storie di carote, maiali, pecore e stelle.

Tutto questo è il mondo di FarmVille ultima stregoneria nata nel mondo di Facebook.

FarmVille non è che l’evoluzione di altri giochi online per gli appassionati dei social network ( vedi Pet Society), di tutti coloro che appena hanno 10 minuti da spendere accendono il pc caricano la pagina inviano regali agli amici poi subito a coltivare la terra.

Ci sono entrata titubante e all’inizio non mi aveva presa perché non capivo le regole del gioco e i suoi meccanismi, ma ora è una specie di droga e di risucchio mentale. Zappo la terra, faccio crescere i fagiolini, compro pecore e staccionate..insomma faccio crescere il mio conto FarmVille.

Conto, conto, conto…ecco la parola che mi risuonava in mente ieri sera mentre vedevo quanto il mio grano era cresciuto. Possibile che anche nel mondo virtuale siamo stati abituati a vedere quanto i nostri soldi fruttino e cosa poi potremmo acquistare senza perdere del tutto il nostro potere d’acquisto?

Non ci posso credere anche nella rete non si fa che parlare di soldi seppur virtuali.

Aumentano i soldi, aumentano i livelli di gioco e cosa contraddistingue un livello dall’altro? Ma ovvio il potere d’acquisto. Più vai avanti più cose potrai comprare (money money money dicevano gli ABBA).

FarmVille insomma è un’istigazione al consumo pesante, una raccolta spasmodica di soldi per comprare e guadagnare ancora e ancora.

Una droga che ha catturato milioni di utenti in tutto il mondo a quanto pare e miete vittime giorno dopo giorno.

Quello che mi chiedo a questo punto è: in Cina secondo voi FarmVille è strutturato solo in campi di riso o si possono coltivare con la massima libertà ogni genere di prodotto?

Tracy Chapman A Roma

Tracy Chapman

È tornata a suonare davanti ad un pubblico acclamante e sognante.

Ha voluto dare il suo contributo personale a questa estate romana che per molti è ancora un miraggio.

Tracy Chapman si è presentata all’auditorium carica di energia e di passione. Non era sola questa volta, ma si è fatta accompagnare dalla sua band. Per chi c’era non sarà sfuggita la sensazione che questa giovane e ormai affermata cantante folk ha trasmesso in una sera d’estate a Roma.

Ho chiuso gli occhi per un moemnto e le mie orecchie hanno ascoltato un battello in lontananza e risate in sottofondo…non so perché ma per un momenti mi sono ritrovata a vivere nella vecchia e passionale New Orleans dei primi del secolo. Dite che sono matta? No per chi non c’era non poteva capire quello che questa giovane artista è riuscita a trasmettere al suo pubblico.

Sulle note di Talkin’ bout a revolution ci lascia e se ne va con un’eleganza che solo lei riesce a mantenere e a portare avanti.

L’auditorium di Roma si svuota e la gente continua a cantare a fischiettare ancora….

Don’t you know

They’re talkin’ bout a revolution

It sounds like a whisper

Don’t you know

They’re talkin’ about a revolution

It sounds like a whisper…