Synecdoche, New York

Synecdoche, New YorkMolti critici hanno definito questo film unico, profondo, acuto.
Io per tutta la durata del film ho pensato solo alla sua solitudine. La solitudine di un uomo e delle sue paure più profonde. Un ego smisurato che gli fa rappresentare la sua opera più grande: se stesso.
Synecdoche, New York il primo film di Charlie Kaufman che arriva in Italia 6 anni dopo la sua distribuzione, ruota attorno al personaggio di Caden Cotard, interpretato da Philip Seymour Hoffman, un regista teatrale frustrato dai suoi problemi fisici e familiari. Adele una moglie depressa, concentrata sui suoi stati d’animo e all’inseguimento di una carriera che la porta lontana dal marito rifugiandosi a Berlino con una figlia anche piccola. Caden all’improvviso si ammala misteriosamente e rimane ossessionato dal timore della morte, decide a quel punto di mettere in scena uno spettacolo magistrale e mastodontico che rappresenta la sua vita e i suoi pensieri. Continua a leggere

L’Industriale

Grigio quasi color nebbia, è il colore con cui ci si immagina Torino. Una città tetra e industriale quasi isolata in un contesto lontano. Torino in realtà è una città dalle mille sfaccettature e dai ricordi di un passato da Capitale dello Stato Italiano anzi del regno. Torino è la location adatta per un film come L’Industriale. Una città grigia ed un film altrettanto scuro e difficile. La sopravvivenza di un uomo, Pierfrancesco Favino, che lotta contro l’accanimento delle banche e degli investimenti a lungo e breve termini. Mai film fu più attuale non credete? Dopo mesi che si parla solo di deficit, debiti, banche, spread, PIL e altro ancora L’Industriale ci fa conoscer l’anima tetra di un uomo che non vuole sottostare alle rigide regole del potere, che non permette al lavoro di interporsi nel suo matrimonio, un amore morboso e quasi al limite del paranoico. Favino è un uomo per bene che non vuole aver problemi, ma che cade nella morsa dei debiti e della congestione aziendale. Favino è un marito impeccabile porta fiori alla moglie per solo piacere, che le tiene la mano a cena e la fa sentire desiderata. Favino è un uomo e come tutti gli uomini non può che sbagliare e lo fa nel peggiore dei modi cadendo nel baratro della gelosia, della morbosità e quindi del male. Una fotografia impeccabile, uno sguardo su una Torino assediata dalla precarietà e dalla paura della perdita costante del proprio posto di lavoro. Una Torino che affronta il debito e la paura, ma dietro una grande città c’è sempre un grande uomo. Continua a leggere

Soul Kitchen…surgelati e non solo!

Ironico, cinico, devastante e irriverente tutto questo avviane in una cucina, ina discoteca, in una cella di 2×3 metri, ma soprattutto nella vita del giovane greco-tedesco ambizioso (ma neanche troppo) Zinos.

Zinos gestisce un ristorante chiamato “Soul Kitchen”. Sembra il nome di un tipico ristorantino stile Village. Ambiente soft, musica lounge e cucina delicata. Tutto questo è solo un sogno perché il ristorante di cui stiamo parlando è una bettola di primordine alla periferia di Amburgo. I clienti abituali sono i rozzi residenti della zona, interessati solo a bere birra a go go e “ingurgitare” cibo precotto e surgelato invece di buon cibo cotto con amore e tempo ben speso.

La vita di Zinos cambia all’improvviso in seguito ad un’ernia del disco. I suoi amici, parenti e altro saranno solo l’ostacolo alla sua vita già abbastanza incasinata. Una compagna ambiziosa che vola in Cina per seguire la sua carriera di corrispondente, un fratello carcerato che chiede “asilo lavorativo” per uscire di giorno dalla prigione e i suoi dipendenti che lo venerano e lo odiano allo stesso tempo.

Soul Kitchen un misto di risate, drammi comici ed emotivi, ma soprattutto attori eccellenti per un regista che continua a colpirci.

Fatih Akin continua a sbalordire il mondo con la sua bravura e la sua ambizione di regista turco-tedesco in un mondo cinematografico in cui i cinepanettoni e colossal hollywoodiani la fanno da padroni.

Ci si rilassa nei dialoghi e negli sguardi, ma soprattutto nella musica che la coprotagonista per eccellenza del film. Si balla, si ascolta, ci si dinema, ci si inebria (aiutati anche da sostanze naturali..) ci si rilassa. La musica è la degna accompagnatrice del film e dei suoi ritmi.

Una commedia che nulla toglie alle grandi produzioni americane, che anzi è meglio sotto certi aspetti perché più veritiere e più dark nelle tinte e negli accadimenti. Una vita simile a quella di molti che vogliono sfondare nella vita e seguono il sogno di gloria di avere “un posto tutto mio” per cui valga la pena ammazzarsi di lavoro, ma da cui poi prendere tutto ciò che di bello possa offrire.

Soul Kitchen è una commedia dei commedianti ecco come l’ho definita…i commedianti della vita che sbarcano il lunario, divertendosi e a volte anche arricchendosi perché no.

La prima cosa bella, massima interpretazione di Mastandrea

Bruno (alias Valerio Mastandrea) è un professore di lettere in un’istituto alberghiero. Livernose di nascita ha lasciato la città dopo un’infanzia senza tregua al seguito di una madre bella e senza pace.

Valeria (alias Claudia Pandolfi), sorella spigliata di Bruno, è decisa a riconciliare il fratello col passato e con la madre. Precipitatasi a Milano alla vigilia della dipartita della madre, convince Bruno a seguirla a Livorno e in un lungo viaggio a ritroso nel tempo.

Tutto il film ruota attorno ai ricordi e alla vita della madre Anna (alias Micaela Ramazzotti da giovane, Stefania Sandrelli in età matura) donna dalla bellezza disarmante e dall’entusiasmo facile, incline al fascino degli uomini e all’affetto dei figli.

Virzì mi convince di nuovo e di nuovo dico bravo…ottimo colpo anche questa volta. Come si fa a non amare un film che è la storia di ogni famiglia, non solo italiana, ma di tutto il mondo.

I bambini crescono e rimangono intaccati dalle vicende familiari. In questa interpretazione Valerio Mastandrea continua a stupire e a piacere ebbene si lo dico apertamente è un bravo attore che è cresciuto negli anni con la gavetta seria quella che molti attori di oggi non sanno neanche cosa sia e si credono subito grandi divi di Hollywood (non essendo mai entrati neanche in una sala di posa di Cinecittà).

Bruno si sente infelice, stretto in un ruolo adolescenziale che era quello del fratello magiore e del bravo studente. Non sa che fare della sua vita e della sua compagna, che lo ama sopra ogni cosa. Valerio è l’incarnazione dello stereotipo dell’uomo adolescente negli anni ’70 che non ha trovato nella vita il posto da lui tanto agognato.

Valeria invece è la giovane donna casalinga madre lavoratrice che dalla sua vita vuole forse un’altra chance. Una chance perché non vuole arrivare ad odiare il suo compagno più di quello che già fa forse e non vuole essere come la madre, ma che le assomiglia in tutto e per tutto.

La prima cosa bella, è uno sguardo un sorriso una carezza un viso o solo una la persoan che ci sta accanto. La prima cosa bella è anche l’ultima cosa bella di Virzì che mi ha lasciatao dentro la voglia di vivere e di sognare e decidere che tutto cambia passa e scorre e che non siamo mai uguali a noi stessi. MAI.

L’amore e basta!

L'amore e bastaIn questi giorni in cui Roma sembra la capitale della violenza omofoba capita finalmente di vedere qualcosa di bello.

Parlando con un’amica scopro l’esistenza del film L’Amore e basta che sarà presentato al Mostra del cinema di Venezia e di cui mi sono innamorata subito.

Il film racconta le storie d’amore di nove coppie gay e lesbiche in giro per l’Europa e ami un tema come questo è stato più attuale.

Alessandro e Marco, due studenti universitari di Catania; le quarantenni Nathalie e Valérie (e la loro figlioletta Sasha) di Versailles; 2 sessantenni a Parigi, Catherine e Christine; Lillo e Claudio di Sutri vicino Roma; Thomas e Johan quarantacinquenni di Berlino; Emiliana e Lorenza nella Bassa Padana tra Parma e Mantova; Gino e Massimo, 2 artigiani di Palermo; Gaël e William, a Parigi e infine le coniugi spagnole Maria e Marisol (legalmente unite in matrimonio non appena è stato possibile) che vivono in campagna a Vic, vicino a Barcellona, con la loro prole formata da un maschietto di circa otto anni e due gemelline di sei.

Forse il film aprirà gli occhi a coloro che sono ciechi di fronte l’evidenza dei fatti, di fronte ai fatti stessi che sono la sola cosa che conta.

L’amore e basta è il pensiero di tutti, eterosessuali e omosessuali è la cosa che ci rende davvero “umani”.

L’amore e basta, e basta con l’omofobia!

FA LA COSA SBAGLIATA – THE WACKNESS

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Torna nelle sale il premio Oscar Ben Kingley con un nuovo film ambientato nella New York dei grandi eventi e sconvolgimenti. Negli anni in cui la musica dettava legge, il panorama internazionale e musicale era puntato sulle strade e i nuovi generi musicali newyorkesi. FA’ LA COSA SBAGLIATA – THE WACKNESS il nuovo film Jonathan Levine nelle sale italiane dal 28 agosto 2009 è ambientato negli anni della comunicazione visiva e non via cellulare, dove i palmari non esistevano e dove le band erano in realtà dei gruppi che prendevano ispirazione dalla strada e dall’esperienza personale.

La trama è tra le più semplici che possano esserci. E’ il 1994 e New York è nella fase di cambiamento. Luke (Josh Peck) e il dottor Squires (Ben Kingsley) devono risolvere i loro problemi. Luke pensa di avere tendenze suicide, si lamenta della sua scarsa popolarità a scuola e del fatto che la sua famiglia sia sull’orlo dello sfratto. Il dottor Squires e sua moglie (Famke Janssen), una dipendente da terapia di recupero, si sopportano a mala pena. Nel tentativo di aiutarsi a vicenda scoprono di avere uno scopo in comune: fare sesso.Fa la cosa sbagliata!

Questa ricerca li porterà da un quartiere all’altro, dove incontreranno vari “soci in affari” di Luke: tra questi una fatina dai capelli rasta (Mary Kate Olson) e una tastierista new wave ex “one-hit wonder” (Jane Adams). Ma le attenzioni di Luke finiranno per cadere sulla figliastra del dottor Squires, Stephanie (Olivia Thirlby), cosa che manderà completamente fuori di testa il già fragile dottore.

Il classico film di fine estate che ci fa pensare che l’inverno è alle porte e che ci da modo di iniziare la stagione in maniera tranquillla….vediamo il 28 che succede!

Diritto al mio Silenzio!!

Diritto alla Rete

Diritto alla Rete

Sarò muta e sarò in silenzio…

Sarò triste e sarò impaziente di tornare…

Sarò felice perchè il mio gesto si unisce a quello di una massa pensante e sognante!

Sarò in silenzio ma in ascolto del futuro e dalla mia libertà che arriva!