Si alza il vento e bisogna tentare di vivere

Si alza il ventoChiude non chiude…chiude non chiude. Ha tamburellato in rete per giorni questa estate la notizia che lo Studio Ghibli avrebbe chiuso i battenti per mancanza di idee (davvero???). La notizia è stata poi più volte smentita insieme alle prime immagini e al trailer del nuovo film di animazione “Si alza il vento”.
Un film che lascia il segno sia perchè ultimo (in tutti i sensi???) lungometraggio diretto da Hayao Miyazaki, sia perché per la prima volta porta sul grande schermo una storia vera di uno dei grandi geni giapponesi. Continua a leggere

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An Education

Quando i Beatles non erano ancora i Beatles c’era una generazione di giovani che andava aventi lo stesso e che si promuoveva per essere la nuova classe dirigente inglese. Erano squattrinati e sofisticati, amanti del lusso e della decadenza allo stesso tempo eppure erano annoiati da una vita che forse non gli appartenevano. Erano gli antenati degli yuppi degli anni ‘80 erano i nuovi viver o boemien come si preferisce chiamarli.

Erano gli anni ’60 e la rivoluzione femminile era nell’aria, anche se l’Inghilterra era ancora legata a certi schemi di vita e di educazione molto severi.

In An Education troviamo questo connubio di ribellione e di sottomissione a certi stili di vita e regole da rispettare.

Twickenham 1961, periferia di Londra. La sedicenne Jenny Miller è una giovane ragazza di bella presenza e dall’intelligenza spiccata il cui più grande sogno è quello di riuscire a passare gli esami di ammissione per l’università di Oxford. O meglio questo è il sogno e l’obiettivo che si è prefissato per lei suo padre (l’attore Alfred Molina). La ragazza sogna una vita eccitante come quella decantata dalla sua cantante preferita Juliette Gréco, simbolo del movimento esistenzialista francese di quegli anni. Un giorno per caso incontra il giovane David, ebreo errante come ama definirlo il padre, che le stravolgerà la vita in un solo momento, inducendola a lasciare gli studi per sposarlo seppur giovanissima. Presto questo labile e flebile equilibrio si spezza definitivamente insieme a nuovi drammi o nuovi obiettivi in alcuni casi.

Quando i Beatles non erano ancora i Beatles c’era una generazione di giovani che andava avanti lo stesso …. E andavano avanti con gli stessi sogni e le stesse ambizioni dei giovani d’oggi. Per una donna studiare voleva dire al massimo ambire a posti di insegnante o al massimo come ha detto Emma Thompsonci sono donne che lavorano negli uffici pubblici”. Non vi sembra che la frase risulti quanto meno moderna? A me sembra che questi anni ’60 non siano mai finiti e non solo per le donne. Oggi giorno con un’istruzione a cosa puoi ambire? Alfred Molina d un certo punto dice alla figlia: “…bene va bene che ti sposi, abbiamo raggiunto lo stesso scopo senza andare all’università.Bene

Ecco a cosa si limitava la cultura ad un contratto di matrimonio. Oggi giorno risponderemo “Almeno è un contratto, no?”

Mi ha lasciato l’amaro in bocca questo film, troppi punti oscuri, una leggere superficialità dei genitori pronti a tutti per cosa? Giovani yuppi con molto successo e pochi scrupoli, ma a che pro? Ma la cosa più amara è lo sguardo di chi ha dedicato allo studio tutta una vita e si sente dire “Lei è morta dentro, senza scopi e ambizioni” solo perché è un’insegnante? Mi ha spaventata la frase “morta dentro” che vuol dire?

Voto complessivo: 8 si sente l’amaro di Nick Hornby

Il Riccio..ovvero l’eleganza nascosta

Perché iniziare questo 2010 con la visione di un film dai pochi atteso e dai molti incompreso? Me lo sono chiesta mentre andavo a vederlo e la risposta che mi sono data è che Il Riccio è la mia speranza in questo anno di dire “gli stereotipi non esistono, esistono solo mezze opinioni”.

L’opinione più comune che in questo momento ho è su me stessa, su quello che faccio, dico, penso e su quello che “sono”, ma non in quanto donna, persona o essere in se ma quello che sono per gli altri. La domanda più frequente è: Io sono davvero il mio lavoro?

Questa è la domanda che in questo periodo mi pongo più spesso. Gli altri mi vedono come il mio lavoro, come occupo 9 ore della mia giornata a discapito delle altre 15 (ok per 8 di queste 15 dormo come tutto il resto del mondo)? Il Riccio è stato questo, è stato ricordarmi come io non sono il mio lavoro, ma sono quello che ho dentro, le mie potenzialità.

Renèe, la portinaia del numero 7 di Rue de Grenelle, che appare conforme all’idea stessa della portinaia: grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente. Niente di strano, tranne il fatto che, all’insaputa di tutti, Renée è una coltissima autodidatta che adora l’arte, la filosofia, la musica, la cultura giapponese. Cita Marx, Proust, Kant… e la sua eroina: Anna Karenina. Dal punto di vista intellettuale è in grado di farsi beffe dei suoi ricchi e boriosi padroni. Ma tutti nel palazzo ignorano le sue raffinate conoscenze, che lei si cura di tenere rigorosamente nascoste, dissimulandole con umorismo sornione. Insieme a lei, ma pur sempre distante c’è Paloma, figlia di un ministro. Undicenne geniale, brillante e fin troppo lucida che, stanca di vivere, ha deciso di farla finita (il 16 giugno, giorno del suo compleanno). Fino ad allora continuerà a fingere di essere una ragazzina mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come tutte le altre.

Stereotipi di un mondo che ci ghettizza e ci fa apparire alle volte per quello che non siamo e che non vogliamo essere in realtà.

Mi è capitato più volte in questi giorni di guardarmi intorno e vedere le persone per il loro lavoro, per quello che fanno e producono. Mi sono sentita ottusa come uno di quei condomini del numero 7 di Rue de Grenelle. Siamo davvero tutti così? Vogliamo davvero essere altro da noi?

In alcuni momenti della giornata ci penso e dico, voglio tornare ad essere quello che produco, ma poi mi basta un attimo e penso: davvero?