Si alza il vento e bisogna tentare di vivere

Si alza il ventoChiude non chiude…chiude non chiude. Ha tamburellato in rete per giorni questa estate la notizia che lo Studio Ghibli avrebbe chiuso i battenti per mancanza di idee (davvero???). La notizia è stata poi più volte smentita insieme alle prime immagini e al trailer del nuovo film di animazione “Si alza il vento”.
Un film che lascia il segno sia perchè ultimo (in tutti i sensi???) lungometraggio diretto da Hayao Miyazaki, sia perché per la prima volta porta sul grande schermo una storia vera di uno dei grandi geni giapponesi. Continua a leggere

One Day…la mia seconda chance!

Alle volte vedere un film può far tornare alla mente ricordi del passato che credevamo ormai assopiti.

Io sono sempre stata convinta che dentro di noi ci sono delle emozioni che si ribellano al nostro essere quotidiano. Mille personalità che lottano per uscire e farsi valere in un mondo che forse alla volte è troppo forte e troppo complicato per la vulnerabilità di molti.

Io credo che alcuni film possono ispirare in noi più del dovuto, più di quello che veramente in quelle immagini il fruitore comune davvero cercasse. Fruitore, che parola priva di emozione non trovate? eppure noi tutti lo siamo, siamo fruitori della nostra vita e di quello che ci accade intorno come se fossimo spesso spettatori passivi di un’esperienze personale.

Senza divagare ancora oltre mi vorrei concentrare sul film in questione One Day. un film tanto atteso perchè seguiva le pagine avvincenti e drammatiche di un libro meraviglioso (qui apro una piccola parentesi a sfavore della casa editrice che ha deciso di sostituire la copertina originale del libro con la locandina del film…vi prego ridateci la vecchia edizione, quella che mi ha fatto venire voglia di afferrare quel libro tra i mille ammucchiati tra gli scaffali della Feltrinelli…RIDATECELA).

One Day, è un giorno, è un anno, è la vita di due comunissime persone che si amano, si sfuggono, si rincorrono e si desiderano. E’ la storia di ognuno di noi e sta davvero qui la bellezza delle sue immagini. Non è un film alla ricerca della felicità, non è la consapevolezza che nella vita solo i “Vissero felici e contenti“, saranno davvero felici. No, è la generosità di dire ai suoi fruitori..guardate che il mondo è brutto, ma si può trovare la felicità se davvero la si cerca e la si ama.

Sentimenti ormai superati in un mondo alle volte privo di fantasia e di emozioni vere.

Corriamo alla ricerca dell’adrenalina, della voglia di fare cose, ma senza il gusto di assaporarle. Corriamo corriamo come se qualcuno ci puntasse una pistola e ci dicesse “corri,non ti voltare mai, e non badare se per la strada ti perdi un pezzo o peggio ancora una persona.Non badare se per arrivare lontano, lontano rispetto a cosa poi non so, calpesti tutto quello che hai intorno. Non ci badare“. Quante volte nella viota abbiamo perso dei pezzi e delle persone? tante forse troppe e spesso le rivogliamo perchè realizziamo solo dopo tanti aspetti, solo dopo aver sbagliato ovvio. RITORNATE!

Dite che esagero solo per aver visto un film? Forse si, ma io sono così io sono uno scorpione, una che assapora la vita e ci sta male. Una che crede ancora alle favole perchè le favole fanno bene.

Le favole ci fanno rimanere “con i piedi fortemente poggiati per terra“(spero che Ennio Flaiano non me ne voglia se cito e sdradico un pò di sè).

Le favole sono la sola cosa che ci insegna ad amare, quell’amore puro che molti non conoscono più.

Mi è capitato spesso di osservare le coppie che girano come fossero fantasmi tra le vie della mia città. Sono fantasmi perchè non si guardano, non si sfiorano, non si cercano alle volte nemmeno con lo sguardo. Sono concentrati su se stessi, sono appesi come funamboli in una vita che forse non vorrebbero. Li osservo perchè cerco me stessa, i miei errori e i miei limiti. Esistono i rimpianti, ma esiste anche una seconda chance per tutti noi. La mia seconda chance (e qui cito la mia migliore amica)ci viene data per salvarci e per darci la speranza di dire: si chiude una porta si apre una finestra (e qui cito mia sorella che con i detti non va molto daccordo).

Non guardiamoci indietro troppo spesso perchè il passato ci mette un attimo a farci paura, e anche il futuro ce ne mette e anche tanta perchè è un balzo nel vuoto che nessuno ha il coraggio di compiere.

Guardiamo e godiamoci il presente, ma senza fretta e senza paure. L’unica paura che dobbiamo affrontare seriamente è quelle di poter cliccare su noi stessi “Mi piaci!” (e qui cito anche quel social network che ha cambiato la vita di molti, ma non sempre in meglio direi).

Pensate che io abbia divagato troppo. Io direi proprio di noi a mio modo e a mio giudizio vi ho presentato la mia mente e i miei pensieri durante la visione del film.

Soul Kitchen…surgelati e non solo!

Ironico, cinico, devastante e irriverente tutto questo avviane in una cucina, ina discoteca, in una cella di 2×3 metri, ma soprattutto nella vita del giovane greco-tedesco ambizioso (ma neanche troppo) Zinos.

Zinos gestisce un ristorante chiamato “Soul Kitchen”. Sembra il nome di un tipico ristorantino stile Village. Ambiente soft, musica lounge e cucina delicata. Tutto questo è solo un sogno perché il ristorante di cui stiamo parlando è una bettola di primordine alla periferia di Amburgo. I clienti abituali sono i rozzi residenti della zona, interessati solo a bere birra a go go e “ingurgitare” cibo precotto e surgelato invece di buon cibo cotto con amore e tempo ben speso.

La vita di Zinos cambia all’improvviso in seguito ad un’ernia del disco. I suoi amici, parenti e altro saranno solo l’ostacolo alla sua vita già abbastanza incasinata. Una compagna ambiziosa che vola in Cina per seguire la sua carriera di corrispondente, un fratello carcerato che chiede “asilo lavorativo” per uscire di giorno dalla prigione e i suoi dipendenti che lo venerano e lo odiano allo stesso tempo.

Soul Kitchen un misto di risate, drammi comici ed emotivi, ma soprattutto attori eccellenti per un regista che continua a colpirci.

Fatih Akin continua a sbalordire il mondo con la sua bravura e la sua ambizione di regista turco-tedesco in un mondo cinematografico in cui i cinepanettoni e colossal hollywoodiani la fanno da padroni.

Ci si rilassa nei dialoghi e negli sguardi, ma soprattutto nella musica che la coprotagonista per eccellenza del film. Si balla, si ascolta, ci si dinema, ci si inebria (aiutati anche da sostanze naturali..) ci si rilassa. La musica è la degna accompagnatrice del film e dei suoi ritmi.

Una commedia che nulla toglie alle grandi produzioni americane, che anzi è meglio sotto certi aspetti perché più veritiere e più dark nelle tinte e negli accadimenti. Una vita simile a quella di molti che vogliono sfondare nella vita e seguono il sogno di gloria di avere “un posto tutto mio” per cui valga la pena ammazzarsi di lavoro, ma da cui poi prendere tutto ciò che di bello possa offrire.

Soul Kitchen è una commedia dei commedianti ecco come l’ho definita…i commedianti della vita che sbarcano il lunario, divertendosi e a volte anche arricchendosi perché no.

La prima cosa bella, massima interpretazione di Mastandrea

Bruno (alias Valerio Mastandrea) è un professore di lettere in un’istituto alberghiero. Livernose di nascita ha lasciato la città dopo un’infanzia senza tregua al seguito di una madre bella e senza pace.

Valeria (alias Claudia Pandolfi), sorella spigliata di Bruno, è decisa a riconciliare il fratello col passato e con la madre. Precipitatasi a Milano alla vigilia della dipartita della madre, convince Bruno a seguirla a Livorno e in un lungo viaggio a ritroso nel tempo.

Tutto il film ruota attorno ai ricordi e alla vita della madre Anna (alias Micaela Ramazzotti da giovane, Stefania Sandrelli in età matura) donna dalla bellezza disarmante e dall’entusiasmo facile, incline al fascino degli uomini e all’affetto dei figli.

Virzì mi convince di nuovo e di nuovo dico bravo…ottimo colpo anche questa volta. Come si fa a non amare un film che è la storia di ogni famiglia, non solo italiana, ma di tutto il mondo.

I bambini crescono e rimangono intaccati dalle vicende familiari. In questa interpretazione Valerio Mastandrea continua a stupire e a piacere ebbene si lo dico apertamente è un bravo attore che è cresciuto negli anni con la gavetta seria quella che molti attori di oggi non sanno neanche cosa sia e si credono subito grandi divi di Hollywood (non essendo mai entrati neanche in una sala di posa di Cinecittà).

Bruno si sente infelice, stretto in un ruolo adolescenziale che era quello del fratello magiore e del bravo studente. Non sa che fare della sua vita e della sua compagna, che lo ama sopra ogni cosa. Valerio è l’incarnazione dello stereotipo dell’uomo adolescente negli anni ’70 che non ha trovato nella vita il posto da lui tanto agognato.

Valeria invece è la giovane donna casalinga madre lavoratrice che dalla sua vita vuole forse un’altra chance. Una chance perché non vuole arrivare ad odiare il suo compagno più di quello che già fa forse e non vuole essere come la madre, ma che le assomiglia in tutto e per tutto.

La prima cosa bella, è uno sguardo un sorriso una carezza un viso o solo una la persoan che ci sta accanto. La prima cosa bella è anche l’ultima cosa bella di Virzì che mi ha lasciatao dentro la voglia di vivere e di sognare e decidere che tutto cambia passa e scorre e che non siamo mai uguali a noi stessi. MAI.

Harry Potter e il Principe mezzosangue

La magia è cominciata e il finale si avvicina. Come di che sto parlando, ma dell’ultimo film di Harry Potter e il Principe Mezzosangue.

harry

Babbani statemi a sentire che di chicche ce ne sono però non sono tutte positive.

Questa volta mi sento di dover criticare apertamente un film che poteva dare davvero molto di più, che poteva far uscire una trama avvincente invece si è basato troppo su fantasie e amori che nel libro non vengono trattati in maniera così aperta.

Prima di tutto dov’è finita tutta quella magia che c’era dietro al storia del PrincipeMezzosangue? Perché la storia che da il titolo al libro viene solo presa di striscio e non viene invece approfondita come si dovrebbe?

E poi Piton come fa ad uscire una figura semipositiva da questo film? La sua storia è rappresentata da mille sfaccettature e da mille stranezze non può essere sottovalutata in questo modo.

Harry Potter and the Half-Blood Prince (#6)

Non ci siamo questa volta la WB non ha fatto un buon lavoro sul testo..troppe frivolezze e pochi e appassionanti colpi di genio.

Si parla di passato di futuro ma non se ne capisce bene l’entità e quello che sarà…per esempio come scopre Silente la caverna dove Voldemort aveva nascosto uno degli Horcrux? Non si capisce vedendo il solo film.

Harry Potter and the Half-Blood Prince (#6)

Troppe cose alla fine del film mi hanno lasciata perplessa non posso elencarle perché sarebbe strano..mi limito solo a dire ditemi la vostra sul film e discutiamone insieme così da capire meglio.

Attendere l’ultimo per capire il sesto? forse è stata questa la strategia della Warner Bros anche se non ne sono sicurissima. La sceneggiatura purtroppo non è stata curata nel dettaglio e troppi sono i punti oscuri che uno spettatore medio si trova ad affrontare…e immaginate uno esperto!

Rimango dell’idea che la magia che scorre tra le pagine dei libri della saga non si può rendere al meglio…quelle notti passate attaccata alla sua storia rimarranno sempre appassionati..sono state i momenti di estraniazione dalla realtà migliori che io abbia vissuto negli ultimi anni.

Comunque una cosa c’è da dirla…gli effetti speciali sono sempre eccezionali!La magia del cinema in questo è superba.