Ore di precarietà interattive

Precaria si, ma solo dalle 9 alle 18

Precaria si, ma solo dalle 9 alle 18

Ho scritto questo breve racconto un pò per ridere un pò per sdrammatizzare, anche perchè in un momento come questo per me la scrittura è sempre uno sfogo positivo.

Ditemi la vostra, io vi dirò la mia.

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One Day…la mia seconda chance!

Alle volte vedere un film può far tornare alla mente ricordi del passato che credevamo ormai assopiti.

Io sono sempre stata convinta che dentro di noi ci sono delle emozioni che si ribellano al nostro essere quotidiano. Mille personalità che lottano per uscire e farsi valere in un mondo che forse alla volte è troppo forte e troppo complicato per la vulnerabilità di molti.

Io credo che alcuni film possono ispirare in noi più del dovuto, più di quello che veramente in quelle immagini il fruitore comune davvero cercasse. Fruitore, che parola priva di emozione non trovate? eppure noi tutti lo siamo, siamo fruitori della nostra vita e di quello che ci accade intorno come se fossimo spesso spettatori passivi di un’esperienze personale.

Senza divagare ancora oltre mi vorrei concentrare sul film in questione One Day. un film tanto atteso perchè seguiva le pagine avvincenti e drammatiche di un libro meraviglioso (qui apro una piccola parentesi a sfavore della casa editrice che ha deciso di sostituire la copertina originale del libro con la locandina del film…vi prego ridateci la vecchia edizione, quella che mi ha fatto venire voglia di afferrare quel libro tra i mille ammucchiati tra gli scaffali della Feltrinelli…RIDATECELA).

One Day, è un giorno, è un anno, è la vita di due comunissime persone che si amano, si sfuggono, si rincorrono e si desiderano. E’ la storia di ognuno di noi e sta davvero qui la bellezza delle sue immagini. Non è un film alla ricerca della felicità, non è la consapevolezza che nella vita solo i “Vissero felici e contenti“, saranno davvero felici. No, è la generosità di dire ai suoi fruitori..guardate che il mondo è brutto, ma si può trovare la felicità se davvero la si cerca e la si ama.

Sentimenti ormai superati in un mondo alle volte privo di fantasia e di emozioni vere.

Corriamo alla ricerca dell’adrenalina, della voglia di fare cose, ma senza il gusto di assaporarle. Corriamo corriamo come se qualcuno ci puntasse una pistola e ci dicesse “corri,non ti voltare mai, e non badare se per la strada ti perdi un pezzo o peggio ancora una persona.Non badare se per arrivare lontano, lontano rispetto a cosa poi non so, calpesti tutto quello che hai intorno. Non ci badare“. Quante volte nella viota abbiamo perso dei pezzi e delle persone? tante forse troppe e spesso le rivogliamo perchè realizziamo solo dopo tanti aspetti, solo dopo aver sbagliato ovvio. RITORNATE!

Dite che esagero solo per aver visto un film? Forse si, ma io sono così io sono uno scorpione, una che assapora la vita e ci sta male. Una che crede ancora alle favole perchè le favole fanno bene.

Le favole ci fanno rimanere “con i piedi fortemente poggiati per terra“(spero che Ennio Flaiano non me ne voglia se cito e sdradico un pò di sè).

Le favole sono la sola cosa che ci insegna ad amare, quell’amore puro che molti non conoscono più.

Mi è capitato spesso di osservare le coppie che girano come fossero fantasmi tra le vie della mia città. Sono fantasmi perchè non si guardano, non si sfiorano, non si cercano alle volte nemmeno con lo sguardo. Sono concentrati su se stessi, sono appesi come funamboli in una vita che forse non vorrebbero. Li osservo perchè cerco me stessa, i miei errori e i miei limiti. Esistono i rimpianti, ma esiste anche una seconda chance per tutti noi. La mia seconda chance (e qui cito la mia migliore amica)ci viene data per salvarci e per darci la speranza di dire: si chiude una porta si apre una finestra (e qui cito mia sorella che con i detti non va molto daccordo).

Non guardiamoci indietro troppo spesso perchè il passato ci mette un attimo a farci paura, e anche il futuro ce ne mette e anche tanta perchè è un balzo nel vuoto che nessuno ha il coraggio di compiere.

Guardiamo e godiamoci il presente, ma senza fretta e senza paure. L’unica paura che dobbiamo affrontare seriamente è quelle di poter cliccare su noi stessi “Mi piaci!” (e qui cito anche quel social network che ha cambiato la vita di molti, ma non sempre in meglio direi).

Pensate che io abbia divagato troppo. Io direi proprio di noi a mio modo e a mio giudizio vi ho presentato la mia mente e i miei pensieri durante la visione del film.

Quando al censimento non ci crede più nessuno

Nel 2011 ho 32 anni e il mio futuro lo vedo solo come una nuvola lontana. Una nuvola però può sembrare un’immagine positiva invece in quest’Italia di oggi di positivo non vedo nulla. Quattordici anni fa quando entrai con il mio zaino alla mia prima lezione universitaria mi ripetevo: “Ho tutta la vita davanti, ho tutto un mondo da scoprire e da reinventare. Sarò una di quelle persone che non timbrerà mai il cartellino in vita mia perché voglio fare qualcosa di diverso nella mia vita…“. Quattordici anni dopo penso che di quel cartellino adesso non so più che farmene, e dei sogni che avevo non ricordo più com’erano iniziati.

Quest’anno nel 2011, essendo una delle poche fortunate in questo paese ad avere una casa di proprietà, non certo grazie alla precarietà del mio lavoro, ma a quello dei miei genitori, ho ricevuto il famoso Censimento della popolazione italiana. Il censimento che parola enorme e piena di significato. Un plico pieno zeppo di scritte fitte fitte che vorrei proprio sapere chi ha sviluppata. Carta non riciclabile, in odore di petrolio con decine di domande dentro una più sconvolgente dell’altra. Ma non sconvolgente per la forma in cui sono state scritte, bensì nei contenuti, che è ancora peggiore. Prima di tutto io faccio parte di quella schiera di donne e uomini single d’Italia che vive sola e semi felice. Detto questo leggo su ogni riga del censimento “Il suo nucleo familiare”, “La sua famiglia è composta da…”. Ma io dico se sono single perché devo leggere in continuazione la parola famiglia su un documento istituzionale? L’ho trovato offensivo e discriminatorio verso tutte quelle persone che vivono felici pur non essendo una famiglia. Prima punto a sfavore del Censimento della popolazione italiana.

Andiamo avanti con il censimento e continuiamo a leggere. Arriva la domanda più divertente di tutte: “Nella settimana precedente all’arrivo del censimento ha lavorato almeno un’ora?”. Rileggo la domanda perché forse ho letto male…e invece c’era proprio scritto questo. Qualcuno mi deve spiegare una cosa, questa domanda sarà fondamentale per calcolare il tasso di disoccupazione in Italia nel 2011? Ditemi che non è stato scritto da un sociologo questo censimento perché potrei tornare indietro di quattordici anni e decidere di non iscrivermi più a quella facoltà che diceva di voler puntare tutto sulla statistica, la società e lo sviluppo.

Non c’era una, e dico una domanda, che dicesse questo: “Nell’ultimo anno ha mai avuto un contratto regolare per più di 6 mesi? Il suo lavoro è in linea con gli studi intrapresi?” Cerchiamo cari italiani di fare domande un pochino più intelligenti se vogliamo davvero conoscere lo stile di vita dei nostri vicini di casa. Cerchiamo di sviluppare meglio un reticolo di casi e di differenze che ormai fanno parte della nostra normalità.

Sorvoliamo sulle domande inutili che c’erano all’interno e andiamo ora ad analizzare un’altra questione.

Io sono una dei pochi fortunati ad avere una casa di proprietà come ho già detto, ma tutte quelle persone, tutti i miei amici e coetanei che non vivono più a casa con i loro genitori, che sono costretti a pagare affitti in nero a prezzo elevatissimi per singole stanze in zone a volte scomode ed inoltre lavorativamente precari, perché questa nostra bella Italia non da spazio a tutti. Ecco questi miei amici il censimento non lo riceveranno mai perché per lo Stato loro sono fantasmi, non esistono, sono persone trasparenti, che però camminano, pagano le bollette dei loro mini appartamenti, gli affitti esosi e a volte persino la tassa sull’immondizia, eh già i fantasmi producono oggi giorno anche immondizia. Ma loro non saranno censiti, del loro status sociale nessuno sarà veramente avvisato, della loro precarietà lavorativa e di vita nessuno conoscerà davvero i retroscena. Loro alla domanda “Hai lavorato almeno un’ora la scorsa settimana” non potranno mai dare una risposta.

Ecco questo è il pensiero di una trentenne che nell’Italia e negli italiani ci ha voluto credere, almeno fino a qualche anno fa.

E’ il pensiero di una donna che a volte si domanda: ma è tutta qui la vita? Beh io spero di no, perché quando quattordici anni fa attraversai i cancelli universitari spaesata e spaurita ci credevo davvero in quel futuro che si stava preparando…ora credo che il futuro sia la paura più grande che ci sia.

FarmVille, la droga del potere d’acquisto

farmville

Vi ricordate quando da piccoli (almeno quando ero piccola io) c’erano su Rete4 quelle telenovelas in cui si facevano vedere le famose fazendas sudamericane, dove mandriano a torso nudo cavalcavano per km e km, giorno dopo giorno, coltivavano, piantavano, ma soprattutto amoreggiavano co le belle di casa? ( ovviamente erano sempre figlie o del tiranno spocchioso oppure ereditiere dalla vitina sottile).

Vabbè insomma quelle belle fattorie di un tempo dove le signore andava in giro con i cappellini e gli ombrellini bevendo thè tutto il giorno e non facendo nulla.

Il sistema un po’ di Via col vento ovviamente in cui la mitica Rossella O’Hara (alias Vivien Leigh) lottava a denti stretti per mantenere in vita Tara (frase storica: Nessuno mi porterà via Tara – tutto con una carota in mano vorrei sottolineare).

Oggi giorno anche il mondo del web si avvicina alle fazendas e cerca di far divertire il pubblico con storie di carote, maiali, pecore e stelle.

Tutto questo è il mondo di FarmVille ultima stregoneria nata nel mondo di Facebook.

FarmVille non è che l’evoluzione di altri giochi online per gli appassionati dei social network ( vedi Pet Society), di tutti coloro che appena hanno 10 minuti da spendere accendono il pc caricano la pagina inviano regali agli amici poi subito a coltivare la terra.

Ci sono entrata titubante e all’inizio non mi aveva presa perché non capivo le regole del gioco e i suoi meccanismi, ma ora è una specie di droga e di risucchio mentale. Zappo la terra, faccio crescere i fagiolini, compro pecore e staccionate..insomma faccio crescere il mio conto FarmVille.

Conto, conto, conto…ecco la parola che mi risuonava in mente ieri sera mentre vedevo quanto il mio grano era cresciuto. Possibile che anche nel mondo virtuale siamo stati abituati a vedere quanto i nostri soldi fruttino e cosa poi potremmo acquistare senza perdere del tutto il nostro potere d’acquisto?

Non ci posso credere anche nella rete non si fa che parlare di soldi seppur virtuali.

Aumentano i soldi, aumentano i livelli di gioco e cosa contraddistingue un livello dall’altro? Ma ovvio il potere d’acquisto. Più vai avanti più cose potrai comprare (money money money dicevano gli ABBA).

FarmVille insomma è un’istigazione al consumo pesante, una raccolta spasmodica di soldi per comprare e guadagnare ancora e ancora.

Una droga che ha catturato milioni di utenti in tutto il mondo a quanto pare e miete vittime giorno dopo giorno.

Quello che mi chiedo a questo punto è: in Cina secondo voi FarmVille è strutturato solo in campi di riso o si possono coltivare con la massima libertà ogni genere di prodotto?

Tracy Chapman A Roma

Tracy Chapman

È tornata a suonare davanti ad un pubblico acclamante e sognante.

Ha voluto dare il suo contributo personale a questa estate romana che per molti è ancora un miraggio.

Tracy Chapman si è presentata all’auditorium carica di energia e di passione. Non era sola questa volta, ma si è fatta accompagnare dalla sua band. Per chi c’era non sarà sfuggita la sensazione che questa giovane e ormai affermata cantante folk ha trasmesso in una sera d’estate a Roma.

Ho chiuso gli occhi per un moemnto e le mie orecchie hanno ascoltato un battello in lontananza e risate in sottofondo…non so perché ma per un momenti mi sono ritrovata a vivere nella vecchia e passionale New Orleans dei primi del secolo. Dite che sono matta? No per chi non c’era non poteva capire quello che questa giovane artista è riuscita a trasmettere al suo pubblico.

Sulle note di Talkin’ bout a revolution ci lascia e se ne va con un’eleganza che solo lei riesce a mantenere e a portare avanti.

L’auditorium di Roma si svuota e la gente continua a cantare a fischiettare ancora….

Don’t you know

They’re talkin’ bout a revolution

It sounds like a whisper

Don’t you know

They’re talkin’ about a revolution

It sounds like a whisper…


Diritto al mio Silenzio!!

Diritto alla Rete

Diritto alla Rete

Sarò muta e sarò in silenzio…

Sarò triste e sarò impaziente di tornare…

Sarò felice perchè il mio gesto si unisce a quello di una massa pensante e sognante!

Sarò in silenzio ma in ascolto del futuro e dalla mia libertà che arriva!



The Women al Teatro Manzoni a Roma

The WomenLe donne sono le regine della casa e le amanti della notte, sono i sogni e gli incubi di ogni uomo e sono quanto di più lontano ci sia dalla normalità. Sono esseri che si adattano alle circostanze, agli stili e alle mode. Cercano il loro posto nella società e facendolo spesso scomodamente e altre volte con coraggio e determinazione.Le donne reggono i fili di un gioco segreto che solo loro sanno decifrare e raccordare tra i vari pezzi. Le donne sono il soggetto preferito di ogni regista (leggi post su Maitena) e già 70 anni fa ne abbiamo un chiaro, classico e stupefacente esempio. The Women, diretto da George Cukor nel 1939 con la superba interpretazione di Joan Crawford.

In una New York in pieno fermento artistico e creativo si affacciano i problemi di alcune donne che da 70 anni non sono mai cambiati: lotta per il potere, conquista di uno status sociale, soldi e pettegolezzi (anche a discapito delle proprie amiche). Clare Boothe Luce, autrice del soggetto cinematografico, cattura tutto questo nella commedia che ha precorso i tempi e i telefilm cult del giorno d’oggi.

Oggi la commedia è riporatata in teatro sotto la direzione di una bravissima e giovanissima Carlotta Corradi che senza allontanarsi dal testo originale fa sorride e incuriosire il suo pubblico con la splendida commedia The Women.

La trama ruota intorno ad un gruppo di amiche/nemiche.

Mary Haines è felicemente sposata e madre di una splendida adolescente. Silvia Fowler è la donna più elegante e glamour di New York che per sbaglio viene a conoscenza tramite la sua manucure Olga di un segreto che riguarda Stefano Haines e la sua amante, Crystal Allen, una commessa di Saks. Lo scaldalo è troppo grosso e allettante per tenerselo per sé e convince Mary a provare la sua manicure. Da qui in avanti l’intreccio si fa sempre più divertente con scene di forte comicità e bravura da parte delle giovani attrici che interpretano i vari ruoli.

La trama scritta 70 anni fa non si discosta da quello che ancora oggi succede in tutto il mondo.

ProtagonisteThe Women è uno spettacolo che va gustato e assaporato.

Consiglio vivamente a tutti di vederlo il 17 giugno (unica data per beneficenza) al Teatro Manzoni di Roma.

Prenotate i biglietti presso Smile Train Italia Onlus tel 06 84242799.

Lo consiglio io l’ho già visto e lo rivedrò si si …anzi me sa che prenoto va!!